October 30th, 2006

Tristan Tzara

Presentazione

L'abito impeccabile di un dandy è la sua corazza, ed il suo credo; come i cavalieri secenteschi, i quali si facevo decorare l'armatura a foglie d'oro e verde e bronzo, con figure floreali, di vergini danzanti e fauni suonatori, il dandy sa giovarsi delle mani esperte d'un sarto, o della sua propria scelta in fatto di colori e tessuti. Tutto è atto a dimostrare l'irraggiungibile bellezza che un abito, sapientemente indossato, sa dare al creato e gusto alla vita stessa.


Ora, ci si impegnerà nel corso di questo blog, presumibilmente infinito, nel dimostrare che certi uomini discendono dalle scimmie, altri dai pavoni.


Tristan Tzara

Prima di Beau Brummell

Beau Brummell, questo sconosciuto! Deh, del Beau canto gloriose imprese, ed imperiture gesta, nonché squisiti abiti et sorprendente whit.
Egli, signore mie (mi rivolgo con maggior amicizia al mio pubblico femminile) fu il primo della nota razza, i dandies - in italiano, s'elimini la 'y' sostituendola con una 'i' - il primo a renderla veramente tale, eliminando dagli armadî dei FOP e degli INCROYABLE le redingote di seta sgargiante, sostituendole con frac di panno blu scuro, togliendo loro le parrucche incipriate ed il rossetto e i nei finti. Allungando i pantaloni, o coprendo i polpacci con stivali aderenti e dal disegno semplice, lucidati a specchio.
Ecco, signore mie, l'evoluzione in aspetto della moda, e del maschio, quale voi avete sempre adorato (salvo complicazioni):


I FOP amatori d'arte (caricatura d'inizio Ottocento).




Un FOP che inizia a capire che cosa sia il dandismo, tranne che per il cappello (siamo tra il 1790 e il 1820).




Un INCROYABLE, di Fernand-Marie-Eugene Legout-Gerard (siamo nel 1820-1830 circa).




Un INCROYABLE con la sua MERVEILLEUSE.




"Lord" "Beau" George Bryan Brummell, il primo DANDY (dal 1810 ad oggi, con le dovute variazioni di linguaggio).


Tristan Tzara

Beau Brummell

Beau Brummell è stato protagonista di un film negli anni '50, e di un film-tv documentario della BBC, assai più recente - tutt'e due sarebbero da buttare: protagonista troppo bello, e la storia viene cambiata o ignorata per render meno pesante lo smacco del Beau. Entrambe le pellicole però, specie la seconda, ben fanno comprendere al pubblico lo stacco che esiste tra i due secoli in termini di moda, ma anche di pensare, di agire, di presentarsi e vivere in società. Brummell non fu certo il primo né l'unico ad abbigliarsi, al suo tempo, in quella maniera; certo è che la sua esistenza diede un colpo micidiale ai retaggi della vecchia inghilterra, soprattutto quando anche il Reggente (intimo amico di Brummell, prima di una litigata memorabile) si mise in tenuta da dandy, pubblicamente. Da allora la nuova mise brummelliana divenne di moda, anche tra l'aristocrazia, ed il dandismo continuò ad essere malvisto.

Ecco qui un dandy ante-litteram, trattandosi di un ritratto eseguito da Ingres, ritraente Pierre Seriziat (1795). Si vede bene, però, che l'abito è in sostanza quello che adotteranno i dandies inglesi da lì a vent'anni in Inghilterra:


La moda maschile dopo il 1810:

Beau Brummell.


Due giovani dandies fan la corte ad una dama:


Ritratto del conte Kochubery:


Un dandy della Reggenza:


La cravatta! Deve essere bianca, e inamidata; cento erano i modi di annodarla, ed eccone alcuni tratti da un manuale per "fashionable" dell'epoca:

Tristan Tzara

(no subject)

Il Reggente d'Inghilterra, Giorgio IV (fino ad allora, Principe di Galles), sale al potere in seguito ad un attacco di follia del padre, che non era nuovo a questo genere di attacchi; nel film "La pazzia di Re Giorgio", un reggente ancora magro, cattivello e tignoso è magistralmente interpretato da Rupert Everett.
Ingrassato, privo di classe, piuttosto ridicolo, Giorgio IV è bersagliato dalla satira inglese, prima e dopo Brummell. I due divengono amici quando il Beau, ufficiale dell'esercito, abbandona la divisa e si dà alla mondanità con gran successo. Giorgio vede in lui lo stilista novello capace di risollevarlo dalla cattiva considerazione che ha di lui la pubblica opinone, e lo prende come amico, e se ne fa discepolo.
Fece male, poveretto. Brummell ne migliorà radicalmente il gusto, ma grazie a questa regale amicizia finì con l'essere considerato migliore del Reggente, anzi - c'era chi pensava che il reggente fosse lui. In seguito alla morte del vecchio re pazzo, Giorgio IV salì al trono, e resosi conto dello scomodo Brummell, il quale s'era a dir poco montato la testa, pensò bene di voltargli le spalle drasticamente.
E' noto l'aneddoto secondo il quale Brummell, con alcuni discepoli, incontrò Giorgio (non è chiaro se accadde in Pall Mall o al Club Whatier, fondato da Brummell e dandies amici suoi) il quale si curò di salutare tutti tranne che lui; al che il Beau chiese ad un suo compagno, ad alta voce: "Chi è quel tuo grasso amico?".
Anni dopo, Brummell dovette lasciare l'Inghilterra, a causa dei creditori che lo assediavano troppo pesantemente; finì i suoi giorni in un ospizio, a Calais: grasso, imbruttito, dai denti guasti, vecchio e completamente pazzo.
Da qui in avanti, si capirà che il dandismo non è che l'anticamera della follia o del suicido.
Recentemente il biografo Ian Kelly suppone, dicendo fondatissime le sue opinioni, che il Beau sia morto a causa della sifilide. Ciò andrebbe contro l'idea di un Brummell anacoreta e casto, ed aprirebbe la strada alle giustificazioni per tutti quei dandies che, dopo di lui, fecero del bordello la propria seconda magione. Chissà...

Alcune immagini di re Giorgio IV:









Tristan Tzara

(no subject)

Dopo Brummell, venne il turno di Alfred d'Orsay. Egli ha il merito di aver introdotto una punta di cattivo gusto nell'essere dandy (celebri sono le sue innumerevoli catenine d'oro sul panciotto), nonché la cravatta nera.
Invero, la cravatta nera era d'uso anche ai tempi di Brummell, ma era considerata "da poveri", giacché non necessitava d'esser lavata ogni giorno, cosa che la bianca invece richiedeva. Non si dimentichi che la cravatta, all'epoca, s'attorcigliava lungo tutto il collo.
La cravatta nera fu un passo verso quella colorata; il dandy Stendhal amava portarla viola.
Contemporaneamente a d'Orsay, nasce il dandy romantico e girovago, politicamente impegnato, e poeta: Lord George Gordon Byron. Il suo dandismo è più rilassato, sfumato, insomma romantico. Collo a vista, mantelli svolazzanti, capelli liberi al vento, pose da libertino e da folle sognatore. Byron, si sa, ebbe molti guai con la legge a causa della sua indipendenza, ed inaugurò per il dandy la stagione del binomio "eleganza=omosessualità" - cosa in parte vera nel suo caso, ma nient'affatto assoluta o automatica.

Conte Alfred d'Orsay:



Alfred d'Orsay fu celebre distillatore del profumo Chevalier d'Orsay, un'essenza che da allora sino ai giorni nostri è rimasta pressocché immutata, sebbene riconcepita nel 1911 senza variarne le note di cuore, ed è tutt'ora in commercio (distribuito da Calé - http://www.cale.it/fragranza-scheda.asp?idtarget=1&idmarchio=5&idprofumazione=33):



Lord Byron:

Tristan Tzara

Barbey d'Aurevilly

Il dandismo muore in Inghilterra - o forse si nasnconde soltanto, il che è la stessa cosa. Barbey d'Aurevilly, sedotto dalla figura di Brummell, lo importa in Francia, a Parigi, città che sarà culla del dandismo e resta tutt'ora tale. D'Aurevilly scrive quello che è il primo trattato fondamentale sul dandismo, titolato variamente "Di G.Brummell e del dandismo"; questa sarà la Bibbia degli esteti, sino alla pubblicazione, alla fine dell'Ottocento, del nuovo testo sacro del dandismo decadente, "Controcorrente", di Karl Huysmans.
Il libro di Barbey scintilla dell'oro opaco della reggenza passata, mentre Controcorrente sa di argento e avorio in putrefazione. Nel mezzo sta Wilde.

Barbey d'Aurevilly:



Due vignette satiriche sui dandies inglesi d'inizio Ottocento:


Tristan Tzara

Charles Baudelaire

Frutto di romanticismo byroniano e precursore dei decadenti è Charles Baudelaire, poeta straordinario, scandaloso, denunciato per offesa alla morale pubblica - e gran scialaquatore, tanto che sperperò il patrimonio del padre in pochi anni. Il suo patrigno, il generale Aupick, gli impose un vitalizio striminzito (a suo dire) col quale il poeta sapeva far miracoli. Con qualche debito, però... Passeggiava per Parigi coi capelli tinti di verde, vestiva sempre di nero essendo egli 'in lutto per la società'; d'animo cinico ma fondamentalmente buono, diceva all'amico Nadar, ad alta voce al ristorande: Non credete anche voi che il cervello dei bambini debba avere un sapore come di nocciola? Grande amatore, adorava tutto il genere femminile purché avesse qualche particolarità che, spesso, coincideva con la bruttezza.
Scrisse, oltre ai testi suoi celeberrimi, "Il pittore della vita moderna", testo nel quale parla diffusamente di dandismo, quasi trattarsi d'una religione iniziatica. Egli, del resto, era un fervido 'credente', cosa che si evince dai suoi Diari intimi; aveva in progetto un trattato sul tema, ispirato dalla lettura del libro di d'Aurevilly, ed avendo conosciuto il diabolico biografo di persona. Purtroppo la malattia lo uccise prima del previsto.









Un ritratto di Baudelaire, eseguito da Courbet: